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Le cose importanti della mia vita non sono cose


LE INFRADITO DI BUDDHA

 

Zap Mangusta è un famoso conduttore radiofonico, scrittore, uomo eclettico, teatro, televisione, appassionato di filosofia. Ha scritto libri di successo dai titoli dissacranti: Le mutande di Kant, I calzini di Helgel, Il flipper di Popper, Platone e la legge del pallone. E anche questo nuovo Le infradito di Buddha non è da meno.
Questa volta va alla scoperta della filosofia e della religione dell’India, e lo fa con un viaggio a piedi, in Ladakh, un trekking che gli consente di entrare in contatto diretto con l’induismo, il buddhismo, il jainismo, e la filosofia indiana.

Ogni capitolo racconta una parte del viaggio e approfondisce un aspetto della filosofia orientale. Il racconto del trekking è interessante, i compagni di avventura sono un gruppo eterogeneo, persone diverse da tutto il mondo, ognuna con aspetti da scoprire, belli e meno belli. E in ogni capitolo si approfondisce un pensiero, da Patanjali a Buddha, da Nagarjuna a Mahavira.

C’è anche spazio per l’amore, l’apparizione di una bellissima giovane donna indiana, Palmo, di cui Zap si innamora, è l’occasione per parlare del Kama, passione e amore insieme, e del Kamasutra. Poi c’è l’esperienza di una salita alpinistica facile, a un seimila metri, il Kang Ya Tze, occasione per parlare di Sri Aurobindo, Krishnamurti e Osho. Filosofia e religione divulgate in modo intelligente.
La conclusione del libro sembra aver portato a Zap Mangusta una Illuminazione sul valore del camminare lentamente e del rallentare: nelle ultime due pagine riflette che ci sono due modi di fare un viaggio. Il primo modo vede il percorso come una separazione, qualcosa che ci divide dalla meta finale. Quindi il percorso va fatto in fretta, non è che un ostacolo, una seccatura. Poi c’è il secondo modo di affrontare un viaggio: quello in cui il percorso è un collegamento, una linea che unisce. L’itinerario diventa il motivo del viaggio. Non c’è alcun motivo di scalpitare, perché siamo già dentro la meta.
“Questa lentezza, questo incedere pacato, ha sempre fatto sorridere noi occidentali… ma quando ci si muove con troppa rapidità e con troppa disinvoltura, come facciamo noi, le cose sfilano veloci davanti ai nostri occhi e non si riesce a distinguere niente. Se invece il percorso è parte della meta, beh, allora bisogna compierlo, camminando lentamente”.
E conclude ormai votato alla filosofia della lentezza: “Dovremmo andare tutti più piano, perché se il nostro corpo va troppo veloce diventa più debole e altrettanto esile diventa la sua capacità di centratura e di forza interiore… Ci dimentichiamo troppo spesso che il corpo è l’interfaccia dello spirito e lo spirito ha bisogno di lentezza”. Bravo Zap Mangusta!
Zap Mangusta – “Le infradito di Buddha”, Ponte alle Grazie 2014 – 15 euro